Villa Cianciafara

Storia


L'agglomerato rurale denominato Villa Cianciafara sorge in Contrada Regia Corte, presso il Villaggio di Zafferia, a Messina.

Per trovare la tenuta bisogna cercare a destra del torrente Zafferia
, dove, subito oltre un ponticello si vede, fra due grandi pilastri di mattoni ciascuno sormontato da un decoro in arenaria e da un pianta di agave, il grande cancello d'accesso di ferro nero con la scritta “Villa Cianciafara” in lettere di ghisa color argento. Qui nacque e visse Filippo Cianciafara, fotografo ed incisore, cugino in primo grado -perchè figli di sorelle - di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo.


La Gazzetta del Sud, nel numero di Domenica 29 Luglio 2007, intitola tutta la pagina diciannove a GiuseppeTomasi di Lampedusa; nell'ambito di questo servizio è contenuto un articolo che si conclude con queste parole:“ancora oggi esiste in città una traccia che riconduce a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Risalendo l’alveo del torrente di Zafferia, seminascosta dalla vegetazione che la circonda, sorge la Villa appartenuta a Filippo Cianciafara, il cugino sopravvissuto al sisma del 1908. La dimora suburbana - oggi conservata dai sapienti restauri dell’erede, ingegnere Giuseppe Mallandrino – riunisce e fonde elementi tipici della villa di delizia, quanto di quella rustica. Passeggiare lungo i viali del giardino che la circonda, sostare sotto l’elegante pergolato, sentire i profumi, ascoltare i silenzi, è come tornare al passato, seguendo un racconto dove si muovono personaggi gattopardeschi, gli stessi che popolano le storie di famiglia”.


L'agglomerato fu edificato alla fine del settecento su una preesistente istallazione di matrice medievale e, nella originaria suddivisione funzionale degli spazi, nella distribuzione dei diversi corpi edilizi presenti e nel disegno delle conseguenti volumetrie fondamentali, risulta uno dei pochi, forse l'unico dei molti analoghi complessi, giunto fino ad oggi sostanzialmente intatto. Infatti, gli interventi che si concentrarono durante il volgere dell'ottocento e nei primi anni del secolo scorso, non alterarono l'impianto d'origine in quanto si limitarono ad interventi di restauro conservativo e di ordinaria manutenzione.

Villa Cianciafara rappresentava originariamente un complesso destinato alla produzione agricola, a differenza di molte celebri ville presenti nei dintorni di Palermo finalizzate essenzialmente alla villeggiatura.La tenuta, infatti, si presenta con l'edificio padronale, detto il palazzo, circondato da un insieme di elementi architettonici costituito dalle case coloniche, il lavatoio, il palmento e il frantoio, il magazzino per il vino e il forno, la cappella con l'annessa piccola sacrestia, le ville di diletto, il pergolato e, infine, defilati nei pressi dell'orto, la stalla e il fienile.

Il fondo che comprende la Villa era originariamente costituito, per un'estensione complessiva di circa mille e duecento ettari, da dodici contrade: Cianciolo, Madrenza, Macchia, Catena, Cavaliere, Vallone di Monalla, Cuppiddieri, Tommaso Romano, Casciaro, Carione, Pian di Barca, e, appunto, Regia Corte.

L'ingegnere Francesco Cianciafara, padre di Filippo, aveva avuto alcune contrade per successione dal proprio padre, altre le aveva avute dal cugino Commendatore Giuseppe Cianciafara, mentre altre ancora, che erano originariamente di proprietà della Chiesa di San Nicolò, le aveva acquistate egli stesso nel 1889 per effetto della Legge di soppressione delle corporazioni religiose, nonchè grazie alla confisca e successiva liquidazione dei beni eccesiastici del 7 luglio 1866. Tra quelle acquistate in questa occasione non vi era però Contrada Regia Corte, nella quale oggi sorge Villa Cianciafara.

Contrada Regia Corte, infatti, fu acquistata dallo stesso Francesco Cianciafara successivamente, il 31 Agosto del 1907, essendo venditore un certo Pasquale Fiore, notar Giuseppe Tricomi. Dall'atto di vendita risulta evidente che prima di tale Pasquale Fiore il fondo era appartenuto al padre di Francesco, poi tramite un bando di vendita del 7 Novembre 1902 -su istanza formulata da Santi e Luigi Di Bella- era andato all'asta ed aggiudicato al predetto Fiore per £ 12.510 ed infine riacquistato da Francesco che pagò per l'acquisto di Regia Corte £ 15.450 (oggi pari a circa 53.000 euro), di cui £ 2.950 per “interessi al cinque per cento dai dì dell’aggiudicazione”.



LA CHIESETTA E IL FRANTOIO

La deliziosa cappella presente all’interno della tenuta, originariamente edificata “ ad honorem B. M. Virginis” e dedicata a Santa Maria dei Guidari, fu ristrutturata ed ammodernata da Giuseppe Cianciafara, nel 1874, come testimonia una lapide ancora lì posta sul muro laterale, che ricorda come ”questa chiesa ai diritti del suo patronato evocata restaurò perché alla venerazione delle genti durasse”. In vero, il predetto Commendatore restaurò questo edificio sacro allorquando, avendo acquistato nel 1874 i beni ecclesiastici, volle dimostrare alla popolazione del circondario, sentitamente cattolica, che nutriva amore e rispetto nei confronti della Chiesa. La cappella è stata sempre utilizzata per celebrare la messa in occasione dei momenti fondamentali legati all’attività agricola: la semina, la mietitura, la vendemmia, la potatura, la rimonda, la molitura, lo scatenato.

Proprio accanto alla piccola chiesa, ed in aderenza con la stessa, si trova il grande locale un tempo adibito a frantoio e a palmento; il vecchio impianto per la molitura, con le macine trascinate dai buoi, era stato rinnovato nel 1954 allorquando si introdussero presse idrauliche di grande potenza azionate da motori elettrici ed altrettanto moderne e vigorose macine: i resti dell’uno e dell’altro, il vecchio e il nuovo impianto, sono oggi collocati nello spazio adiacente al frantoio e fungono da sedili in pietra, per ciò che concerne le macine, o da elementi d’arredo per quanto riguarda le viti dei torni, alcune, le più antiche, in legno, altre in ferro.



Villa Cianciafra - contrada Reggia corte - 98127 Zafferia (Messina)